{"id":987,"date":"2013-02-28T14:45:01","date_gmt":"2013-02-28T14:45:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.visituffizi.org\/?page_id=987"},"modified":"2015-03-16T17:38:32","modified_gmt":"2015-03-16T17:38:32","slug":"la-storia-dei-medici-agli-uffizi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.visituffizi.org\/it\/itinerari\/la-storia-dei-medici-agli-uffizi\/","title":{"rendered":"La Storia dei Medici"},"content":{"rendered":"ngg_shortcode_0_placeholder\n<h1>Un itinerario mediceo:<\/h1>\n<h2>la storia dei Medici attraverso i dipinti degli Uffizi<\/h2>\n<p>La Galleria degli Uffizi \u00e8 una <strong>creazione dei Medici<\/strong>: si deve a Cosimo I la <strong>costruzione dell\u2019edificio<\/strong> nel 1560, a suo figlio Francesco I la <strong>creazione del museo<\/strong> nel 1581, all\u2019ultima discendente Anna Maria Luisa il <strong>vincolo perpetuo delle opere allo Stato fiorentino<\/strong> nel 1737. Ovviamente nel corso di cos\u00ec tanto tempo l\u2019allestimento delle opere ha sub\u00ecto molti cambiamenti, ma ancora oggi \u00e8 possibile ripercorrere la storia di questa grande famiglia attraverso gli straordinari capolavori da lei collezionati.<\/p>\n<h3>Caratteristiche:<\/h3>\n<ul>\n<li>L\u2019itinerario completo richiede una <strong>visita di 2 ore<\/strong>.<\/li>\n<li>Il criterio \u00e8 quello del <strong>racconto storico<\/strong> e non dell\u2019analisi stilistica delle opere.<\/li>\n<\/ul>\n<h3>Le opere prese in esame:<\/h3>\n<h4>al secondo piano:<\/h4>\n<ul>\n<li><a href=\"#ingresso\">Ingresso<\/a>, l&#8217;Empoli, <i>Nozze di Caterina de\u2019 Medici<\/i> e <i>Nozze di Maria de\u2019 Medici<\/i><\/li>\n<li><a href=\"#sala5\">sala 5-6<\/a>: Gentile da Fabriano, <i>Adorazione dei Magi<\/i><\/li>\n<li><a href=\"#sala7\">sala 7<\/a>: Paolo Uccello, <i>Battaglia di San Romano<\/i><\/li>\n<li><a href=\"#sala8\">sala 8<\/a>: Alesso Baldovinetti, <i>Pala di Cafaggiolo<\/i>; Filippo Lippi, <i>Adorazione del Bambino di Camaldoli<\/i>, <i>Pala del Noviziato<\/i>, <i>Madonna col Bambino e angeli<\/i>; Filippino Lippi, <i>Pala degli Otto<\/i>; Piero della Francesca, <i>Ritratti dei Duchi di Urbino<\/i><\/li>\n<li><a href=\"#sala9\">sala 9<\/a>: Piero del Pollaiolo, <i>Ritratto<\/i><i>di Galeazzo Maria Sforza<\/i><\/li>\n<li><a href=\"#sala10\">sala 10-14<\/a>: Botticelli, <i>La Primavera<\/i>, <i>La nascita di Venere<\/i>, <i>Pallade e il Centauro<\/i>, <i>Adorazione dei Magi<\/i>, <i>Ritratto di giovane uomo<\/i>; Hugo van der Goes, <i>Trittico Portinari<\/i><\/li>\n<li><a href=\"#mezzogiorno\">corridoio di mezzogiorno<\/a>: Frans Pourbous il Giovane, <i>Ritratti della regina Maria de\u2019 Medici e del re Enrico IV<\/i><\/li>\n<li><a href=\"#levante\">corridoio di levante<\/a>: Jean Guignard, <i>Ritratto della regina Caterina de\u2019 Medici<\/i><\/li>\n<li><a href=\"#sala35\">sala 35<\/a>: Michelangelo, <i>Tondo Doni<\/i>; Francesco Granacci, <i>Storie di Giuseppe Ebreo<\/i>;Alonso Berruguete, <i>Salom\u00e8<\/i> e <i>Madonna col Bambino<\/i><\/li>\n<li><a href=\"#niobe\">sala della Niobe<\/a>: Pietro Paolo Rubens, <i>Enrico IV alla battaglia di Ivry<\/i> e <i>Entrata trionfante di Enrico IV a Parigi<\/i>; Giusto Suttermans, <i>Il giuramento del Senato fiorentino a Ferdinando II<\/i><\/li>\n<li><a href=\"#sala45\">sala 45<\/a>:\u00a0\u00a0Luca Signorelli,\u00a0<i>Madonna Medici; <\/i>Annibale Carracci, <em>Venere ** La sala, insieme alla 43 e 44, viene usata per esporre temporaneante opere dalle sale 2-7 che sono chiuse. Le opere di Signorelli e Carracci non sono al momento esposte, in attesa dei nuovi allestimenti. **<br \/>\n<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<h4>Al primo piano:<\/h4>\n<ul>\n<li><a href=\"#sala46\">sale 46-55<\/a>: artisti stranieri del \u2018600 e \u2018700 \u201cpittori dal pennello fine\u201d<\/li>\n<li><a href=\"#sala61\">sala 61<\/a>: Pontormo, <i>Ritratto postumo di Cosimo il Vecchio<\/i> e <i>Ritratto di Maria Salviati<\/i><\/li>\n<li><a href=\"#sala64\">sala 64<\/a>: Bronzino, <i>Ritratti di Bartolomeo Panciatichi e della moglie Lucrezia, Ritratto del\u00a0<\/i><i>Nano Morgante<\/i><\/li>\n<li><a href=\"#sala65\">sala 65<\/a>: Bronzino, <i>Ritratti di<\/i><i>Eleonora di Toledo col figlioletto Giovanni<\/i>, di <i>Cosimo I<\/i>, di <i>Maria<\/i>, di <i>Francesco<\/i>, di <i>Bia e<\/i>\u00a0di <i>Giovanni<\/i><\/li>\n<li><a href=\"#sala66\">sala 66<\/a>: Raffaello, <i>Ritratto del papa Giulio II<\/i>, <i>Ritratto del papa Leone X coi cardinali Giulio de\u2019 Medici e Luigi de\u2019 Rossi<\/i><\/li>\n<li><a href=\"#sala71\">sala 71<\/a>:\u00a0Correggio,\u00a0<i>Madonna adorante il Bambino<\/i><\/li>\n<li><a href=\"#sala83\">sala 83<\/a>:\u00a0Tiziano,\u00a0<i>Venere di Urbino<\/i>,\u00a0<i>Ritratti di Francesco Maria della Rovere e Eleonora Gonzaga<\/i><\/li>\n<li><a href=\"#sala90\">sala 90<\/a>: Caravaggio, <i>Scudo con la testa di Medusa<\/i> e <i>Bacco<\/i><\/li>\n<\/ul>\n<h2><a name=\"ingresso\"><\/a>Iniziamo all&#8217;ingresso del secondo piano<\/h2>\n<p>L\u2019itinerario inizia con i due grandi dipinti eseguiti nel 1600 dal pittore Jacopo Chimenti detto <b>l\u2019Empoli<\/b>, oggi collocati all\u2019<strong>ingresso<\/strong>, che rappresentano i matrimoni delle Regine di Francia di casa Medici. <img decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-989\" src=\"https:\/\/www.visituffizi.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/empoli-nozze-caterina-medici-300x290.jpg\" alt=\"empoli-nozze-caterina-medici\" width=\"300\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.visituffizi.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/empoli-nozze-caterina-medici-300x290.jpg 300w, https:\/\/www.visituffizi.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/empoli-nozze-caterina-medici-413x400.jpg 413w, https:\/\/www.visituffizi.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/empoli-nozze-caterina-medici-100x96.jpg 100w, https:\/\/www.visituffizi.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/empoli-nozze-caterina-medici-153x149.jpg 153w, https:\/\/www.visituffizi.org\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/empoli-nozze-caterina-medici.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>A sinistra le <i><b>Nozze di Caterina de\u2019 Medici<\/b><\/i> (1519-89) con il delfino di Francia Enrico di Valois, futuro re Enrico II. Il matrimonio fu combinato nel 1533 dal padre dello sposo, Francesco I, che della futura nuora apprezzava l\u2019intelligenza, la cultura e la cospicua dote, e dal papa Clemente VII, Giulio de\u2019 Medici, che ambiva a nobilitare la famiglia, di origine borghese, con sangue regale. Nel 1533 Caterina aveva solo 14 anni ed era l\u2019ultima discendente diretta legittima del ramo principale, derivante da Cosimo il Vecchio. Nel corso della sua lunga vita dovette affrontare le complesse e drammatiche vicende delle guerre di religione che insanguinarono l\u2019Europa durante tutto il XVI secolo e si trov\u00f2 a difendere la monarchia francese dalle mire espansionistiche di Filippo II di Spagna, suo genero, e di Elisabetta I d\u2019Inghilterra. Fu infatti reggente del trono dopo la morte prematura dell\u2019amato marito (1559) e poi anche dei suoi tre figli maschi, Francesco II, Carlo IX e Enrico III, destinati uno dopo l\u2019altro a succedere al padre ma incapaci di dare una discendenza alla dinastia dei Valois. Era coetanea del cugino Cosimo I e introdusse in Francia le raffinatezze italiane: l\u2019uso della forchetta, l\u2019abitudine di gustare a tavola i carciofi e il gelato, l\u2019apprezzamento dei profumi e la Commedia dell\u2019Arte. Per lei fu inventata la sella da amazzone, che permette alle signore di cavalcare tenendo tutte e due le gambe dalla stessa parte.<\/p>\n<p>A destra troviamo le <i><b>Nozze di Maria de\u2019 Medici<\/b><\/i> (1573-1642), figlia del granduca Francesco I e di Giovanna d\u2019Austria, con il re di Francia Enrico IV di Navarra. Per quest\u2019ultimo si trattava delle seconde nozze dopo il divorzio dalla regina Margot, figlia di Caterina de\u2019 Medici, e l\u2019abiura della fede ugonotta, infatti fu lui che pronunci\u00f2 la famosa frase \u201c<i>Parigi val bene una messa<\/i>\u201d quando gli fu offerta la successione al regno di Francia alla condizione che si convertisse al cattolicesimo. Il matrimonio fu celebrato per procura nel Duomo di Firenze il 5 ottobre 1600 e poi la sposa si imbarc\u00f2 per Marsiglia con una flotta di 17 galere per raggiungere il marito a Lione, dove l\u2019unione venne consacrata nella cattedrale della citt\u00e0 il 17 dicembre. La vita di Maria non fu felice poich\u00e9, dopo l\u2019uccisione del marito, il potentissimo ministro cardinale di Richelieu riusc\u00ec a farla allontanare dal figlio Luigi XIII e la costrinse ad espatriare nei Paesi Bassi e poi in Germania, dove mor\u00ec a Colonia.<\/p>\n<h3><a name=\"sala5\"><\/a>SALA 5-6<\/h3>\n<p>Nella <a title=\"Sale 5\/6 \u2013 Il Gotico Internazionale\" href=\"https:\/\/www.visituffizi.org\/it\/sale\/sale-5-e-6-del-gotico-internazionale\/\">sala 5-6<\/a>, dedicata al Gotico Internazionale, troviamo la meravigliosa <a title=\"Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano\" href=\"https:\/\/www.visituffizi.org\/it\/opere\/adorazione-dei-magi-di-gentile-da-fabriano\/\"><i><b>Adorazione dei Magi<\/b><\/i> di<b> Gentile da Fabriano<\/b><\/a>, eseguita nel 1423 per il banchiere fiorentino Palla di Noferi Strozzi. Questi era coltissimo e conosceva perfino il greco antico. In giovent\u00f9 era stato legato d\u2019amicizia con Cosimo il Vecchio de\u2019 Medici ma in seguito le vicende politiche avevano diviso i due personaggi: Palla Strozzi apparteneva all\u2019oligarchia delle famiglie magnatizie fiorentine della fazione antimedicea che nel 1433 votarono l\u2019esilio di Cosimo. Questi per\u00f2 seppe sfruttare l\u2019appoggio del popolo e al suo rientro in Firenze nel 1434 fece esiliare gli avversari, e quindi anche lo Strozzi, che non pot\u00e9 mai pi\u00f9 tornare in patria e che visse il resto della sua lunga vita a Venezia. L\u2019opera che qui si ammira, proveniente dalla sacrestia della chiesa di Santa Trinita, fatta costruire dagli Strozzi al Ghiberti come cappella di famiglia, rivela il gusto squisito e raffinato del nobile banchiere, ritratto nell\u2019elegantissimo cavaliere dal turbante blu e oro che regge il falcone con la mano sinistra.<\/p>\n<h3><a name=\"sala7\"><\/a>SALA 7<\/h3>\n<p>Nella <a title=\"Sala 7 \u2013 Il Primo Rinascimento\" href=\"https:\/\/www.visituffizi.org\/it\/sale\/sala-7-del-primo-rinascimento\/\">sala 7<\/a>, dedicata al primo Rinascimento, si ammira, dopo il recente restauro, la celeberrima tavola della <a title=\"Battaglia di San Romano di Paolo Uccello\" href=\"https:\/\/www.visituffizi.org\/it\/opere\/battaglia-di-san-romano-di-paolo-uccello\/\"><i><b>Battaglia di San Romano<\/b><\/i><\/a>. I momenti pi\u00f9 importanti di questa battaglia, vinta dai fiorentini nel 1432 contro l\u2019esercito senese alleato dei Visconti di Milano, vennero narrati nel 1436-40 da <b>Paolo Uccello<\/b> come in un poema cavalleresco su tre grandi tavole, commissionate dal mercante fiorentino Lionardo Bartolini. Nel 1484 Lorenzo il Magnifico, approfittando delle discordie fra gli eredi del Bartolini, le acquist\u00f2 e le fece adattare alla sala del Palazzo Medici in via Larga \u2013 oggi via Cavour &#8211; da cui passarono agli Uffizi nel 1784. Purtroppo nel 1820 due delle tavole vennero vendute e si trovano oggi alla National Gallery di Londra e al Museo del Louvre a Parigi.<\/p>\n<h3><a name=\"sala8\"><\/a>SALA 8<\/h3>\n<p>Nella <a title=\"Sala 8 \u2013 Filippo Lippi\" href=\"https:\/\/www.visituffizi.org\/it\/sale\/sala-8-di-filippo-lippi\/\">sala 8<\/a>, dedicata ai Lippi, sono conservate diverse opere a soggetto sacro legate alla committenza medicea. I ricchi banchieri infatti destinavano moltissime risorse alla beneficienza e al patronato di chiese e conventi, attraverso i quali provvedevano alla salvezza delle proprie anime.<\/p>\n<p>Sulla parete dell\u2019ingresso si trova la <i><b>Pala di Cafaggiolo<\/b><\/i> di <b>Alesso Baldovinetti<\/b>, commissionata nel 1453 da Piero il Gottoso per la cappella della propria villa nel Mugello in occasione della nascita del figlio Giuliano. Vi figurano infatti tutti i santi di cui i Medici portavano il nome: Francesco, Cosma e Damiano, Giovanni Battista, Lorenzo, Pietro Martire e appunto Giuliano.<\/p>\n<p>Alla parete a destra dell\u2019ingresso si trova l\u2019<i><b>Adorazione del Bambino di Camaldoli<\/b><\/i> di <b>Filippo Lippi<\/b>, commissionata nel 1463 dalla moglie di Piero il Gottoso, Lucrezia Tornabuoni, e destinata alla cella dedicata a San Giovanni Battista riservata ai Medici nell\u2019Eremo dei monaci benedettini fondato da San Romualdo, che \u00e8 rappresentato in basso a destra. I Medici avevano una cella a loro riservata per gli esercizi spirituali anche nel convento dei frati domenicani di San Marco, che era stato completamente ricostruito dall\u2019architetto Michelozzo nel 1437-52 su commissione di Cosimo, il quale spese in quella fabbrica 36 mila ducati.<\/p>\n<p>Sulla parete di fronte all\u2019ingresso \u00e8 esposta la cos\u00ec detta <i><b>Pala del Noviziato<\/b><\/i>, proveniente appunto dalla Cappella del Noviziato di Santa Croce che Cosimo il Vecchio aveva fatto costruire per i frati francescani da Michelozzo nel 1445. Ai lati della Madonna col Bambino stanno infatti i Santi Cosma e Damiano con San Francesco e Sant\u2019Antonio di Padova.<\/p>\n<p><b>Filippo Lippi<\/b> fu uno degli artisti prediletti da Piero il Gottoso, personaggio saggio e raffinato della famiglia dei Medici, che con il pittore ha in comune l\u2019anno della morte, il 1469. Per lui dipinse la piccola, dolcissima e preziosa <a title=\"Madonna col Bambino e Due Angeli di Filippo Lippi\" href=\"https:\/\/www.visituffizi.org\/it\/opere\/madonna-col-bambino-e-due-angeli-di-filippo-lippi\/\"><i><b>Madonna col Bambino e angeli<\/b><\/i><\/a> proveniente dalla villa del Poggio Imperiale ma probabilmente in origine in Palazzo Medici. Si tratta di un altare domestico, ossia non destinato ad una chiesa bens\u00ec ad una camera, dove attraverso una finestra aperta si vede sullo sfondo il mare. E\u2019 stato ipotizzato che sia stata eseguita dal Lippi quando Piero il Gottoso intercesse per lui presso il papa Pio II nel 1461 per fargli ottenere il perdono e lo scioglimento dei voti, dopo che il pittore, frate carmelitano, aveva stretto un legame amoroso con Lucrezia Buti, dalla quale avr\u00e0 il figlio Filippino. Il paesaggio con il mare \u00e8 infatti forse un ricordo del soggiorno a Napoli, dove Filippo fugg\u00ec con la Lucrezia subito dopo lo scandalo, e il bellissimo profilo della Vergine Maria altro non \u00e8 che il ritratto di lei.<\/p>\n<p>Il rapporto di mecenatismo che aveva legato Piero de\u2019 Medici a Filippo Lippi prosegu\u00ec anche con i rispettivi figli, infatti la monumentale <i><b>Pala degli Otto<\/b><\/i> che campeggia sulla parete sinistra della sala venne dipinta da <b>Filippino Lippi<\/b> nel 1486 per la Sala dei Duecento in Palazzo della Signoria su indicazione di Lorenzo il Magnifico, che la valut\u00f2 1200 lire ossia 170 fiorini d\u2019oro, da corrispondere all\u2019artista. La data che vi si legge \u00e8 2 febbraio 1485 ma questo \u00e8 lo stile fiorentino, dato che a Firenze l\u2019anno iniziava il 25 marzo, giorno dell\u2019Annunciazione e dunque dell\u2019incarnazione di Cristo.<\/p>\n<p>Al centro della sala stanno i <a title=\"Ritratto dei Duchi di Urbino di Piero della Francesca\" href=\"https:\/\/www.visituffizi.org\/it\/opere\/ritratto-dei-duchi-di-urbino-di-piero-della-francesca\/\"><i><b>ritratti dei Duchi di Urbino<\/b><\/i> di <b>Piero della Francesca<\/b><\/a>, databili al 1474, anno in cui ottennero il titolo ducale, pervenuti nelle collezioni medicee, insieme ad altri capolavori, nel 1631 con il matrimonio di Ferdinando II con la cugina Vittoria della Rovere, ultima discendente della dinastia dei signori di Urbino. Questi che vediamo qui rappresentati nei celeberrimi profili sono Federico da Montefeltro e Battista Sforza, poich\u00e9 i Della Rovere ottennero il ducato di Urbino nel 1508. Il duca Federico fu uno degli istigatori della congiura dei Pazzi, organizzata per uccidere Lorenzo e Giuliano de\u2019 Medici il 26 aprile 1478 durante la messa nel Duomo di Firenze, ma fino al 2004, quando sono stati scoperti i documenti, la sua partecipazione era rimasta segreta e neppure Lorenzo il Magnifico aveva mai sospettato il suo coinvolgimento.<\/p>\n<h3><a name=\"sala9\"><\/a>SALA 9<\/h3>\n<p>Nella sala 9 si trova il ritratto, dipinto da <b>Piero del Pollaiolo<\/b> nel 1471, del <i><b>duca di Milano Galeazzo Maria Sforza<\/b><\/i>, commissionato dai Medici nell\u2019occasione della sua visita a Firenze. Questi, morto assassinato nel 1476, fu il padre di Caterina Sforza, la madre di Giovanni dalle Bande Nere.<\/p>\n<h3><a name=\"sala10\"><\/a>SALA 10-14<\/h3>\n<p>Segue poi la <a title=\"Sale 10\/14 \u2013 Botticelli\" href=\"https:\/\/www.visituffizi.org\/it\/sale\/sale-10-14-di-botticelli\/\">sala 10-14 del Botticelli<\/a>, dove molte opere del grande pittore sono riconducibili alla famiglia Medici, particolarmente alla personalit\u00e0 di Lorenzo il Magnifico e al suo ideale dell\u2019Umanesimo e del Rinascimento pagano.<\/p>\n<p>La cos\u00ec detta <a title=\"Primavera di Botticelli\" href=\"https:\/\/www.visituffizi.org\/it\/opere\/primavera-di-botticelli\/\"><i><b>Primavera<\/b><\/i> del<b> Botticelli<\/b><\/a>, dipinta nel 1482, si trovava all\u2019epoca di Giorgio Vasari nella villa medicea di Castello. Era stata probabilmente dipinta per le nozze di Lorenzo di Pierfrancesco, cugino del Magnifico, e da questi molto amato, con Semiramide Appiani, avvenute appunto nel 1482. E\u2019 Giorgio Vasari che interpreta il soggetto come la rappresentazione della primavera, e che individua Venere come protagonista del dipinto. Il soggetto \u00e8 tratto dal <i>De Beneficiis<\/i> del filosofo romano Seneca e rappresenta il giardino di Venere: a sinistra si riconosce Mercurio, che con il suo caduceo manda via le nuvole invernali; seguono le tre Grazie che danzano tenendosi per mano. Al centro \u00e8 la dea, rappresentata incinta, che infatti, secondo la mitologia, \u00e8 madre di Cupido. Alla destra di Venere \u00e8 rappresentata Primavera, vestita di fiori e pure lei gravida, a simboleggiare la bella stagione che ogni anno ritorna portando agli uomini la felicit\u00e0 e i doni della fertilit\u00e0. Questo concetto \u00e8 ribadito con la presenza, accanto a lei, di Flora, la dea romana dei fiori e frutti, che cerca di fuggire le brame amorose di Zefiro, il vento fecondatore primaverile, che vola dietro a lei. Tutto il giardino in fiore, con gli allori e gli alberi d\u2019agrumi sempre verdi e con i suoi mitici personaggi, \u00e8 la rappresentazione allegorica del motto di Lorenzo il Magnifico \u201c<i>le temps revient<\/i>\u201d: il tempo ritorna, secondo i cicli della natura, e gli uomini debbono saper cogliere l\u2019attimo e godere dei momenti belli della vita: <i>carpe diem!<\/i>. Ai piedi di Flora sboccia un iris, il fiore simbolo di Firenze che compare anche nell\u2019arme della citt\u00e0: \u00e8 l\u2019iris fiorentina che allude alle origini romane di <i>Florentia<\/i>, fondata, secondo la tradizione, dai soldati veterani di Cesare nel 59 a.C. durante i <i>ludi florales<\/i>, cio\u00e8 i riti pagani della primavera che ne dovevano propiziare appunto la fioritura.<\/p>\n<p>La dea dell\u2019amore e della bellezza \u00e8 la protagonista del capolavoro del <b>Botticelli<\/b> intitolato <a title=\"Nascita di Venere di Botticelli\" href=\"https:\/\/www.visituffizi.org\/it\/opere\/nascita-di-venere-di-botticelli\/\"><i><b>Nascita di Venere<\/b><\/i>,<\/a> anche questa proveniente dalla villa medicea di Castello. Sono state scritte moltissime pagine per spiegare il significato di quest\u2019opera, dal carattere simbolico e allegorico. Un\u2019interpretazione convincente riporta che al centro, in piedi sulla conchiglia, sta Afrodite, la dea greca nata a Cipro dalla spuma del mare. In alto a sinistra sono rappresentate le figure di Zefiro, vento tiepido della primavera, con l\u2019amata ninfa Clori, che volano abbracciati soffiando il vento e spargendo le rose rosa, fiori sacri alla dea, mentre a destra una leggiadra fanciulla avanza portando un manto per coprire il corpo nudo e perfetto della bionda divinit\u00e0. Si tratta dunque della rappresentazione simbolica della divina bellezza greca che approda alle coste italiane: Venere-Afrodite \u00e8 la personificazione del Rinascimento. L\u2019opera del Botticelli fu probabilmente suggerita da Lorenzo il Magnifico, noto non solo come grande uomo politico e ricchissimo banchiere, ma anche come mecenate delle arti e letterato. Ebbe come precettori gli umanisti neoplatonici Cristoforo Landino e Marsilio Ficino e lui stesso fu autore di vari componimenti e della <i>Canzone di Bacco e Arianna<\/i>, dove si legge la celebre frase \u201c<i>quant\u2019\u00e8 bella giovinezza, che si fugge tuttavia, chi vuol esser lieto sia, del doman non c\u2019\u00e8 certezza<\/i>\u201d. Al Magnifico Lorenzo alludono precisamente gli alberi dipinti sullo sfondo dietro la fanciulla: si tratta di alloro, in latino <i>laurus<\/i>, da cui deriva il suo nome, e che nella mitologia \u00e8 la pianta sacra ad Apollo e ai poeti, e che inoltre \u00e8 sempre verde (non conosce mai l\u2019inverno). Secondo la tradizione inoltre, la figura di Venere sarebbe il ritratto idealizzato di Simonetta Cattaneo, nativa di Portovenere, andata sposa al fiorentino Marco Vespucci ma amata da Giuliano de\u2019 Medici, anche se alla data dell\u2019esecuzione del dipinto sia la bella Simonetta che Giuliano erano morti da tempo. Marco Vespucci era cugino dell\u2019esploratore Amerigo Vespucci.<\/p>\n<p>La <i><b>Pallade e il Centauro<\/b><\/i> del <b>Botticelli<\/b> venne dipinta per commemorare una importante impresa diplomatica di Lorenzo il Magnifico che, subito dopo la congiura dei Pazzi, in cui era stato ucciso il suo fratello Giuliano e lui stesso era stato ferito, decise di presentarsi al re Ferdinando di Napoli per cercare di farlo passare dalla sua parte nell\u2019alleanza contro il papa Sisto IV Della Rovere che aveva istigato i congiurati. Lorenzo si rec\u00f2 da solo presso il re, portandogli in dono un prezioso frammento di una scultura greca antica, e ottenne la sua benevolenza. Pallade Atena, dea della ragione, con un vestito ornato dai tre anelli dalla punta di diamante, impresa personale di Lorenzo, doma la bestialit\u00e0 del Centauro, simbolo dell\u2019inumana invidia e bramosia che aveva animato i congiurati e i loro alleati contro i giovani fratelli di casa Medici.<\/p>\n<p>Nella sala si trova, del <b>Botticelli,<\/b> anche un <i><b>Ritratto di giovane uomo con la medaglia di Cosimo il Vecchio<\/b><\/i>, di cui non si \u00e8 ancora trovata l\u2019identit\u00e0. Potrebbe trattarsi di un personaggio della famiglia o della cerchia medicea, ma forse anche dell\u2019autoritratto del Botticelli. La medaglia con l\u2019effigie di Cosimo il Vecchio, detto <i>Pater Patriae<\/i>, venne coniata subito dopo la sua morte nel 1464.<\/p>\n<p>La piccola <i><b>Adorazione dei Magi<\/b><\/i>, dipinta da <b>Sandro Botticelli<\/b> per il mercante Gaspare di Zanobi del Lama e proveniente da Santa Maria Novella, testimonia la reverenza delle famiglie filo-medicee fiorentine nei confronti dei Medici. Come scrive Giorgio Vasari, i Magi stessi sono qui rappresentati con le sembianze dei membri della famiglia: l\u2019anziano re Gaspare genuflesso ai piedi del Bambino \u00e8 Cosimo il Vecchio, il maturo Baldassarre, al centro, vestito col manto rosso ornato di ermellino \u00e8 suo figlio Piero il Gottoso e il giovane re Melchiorre, vestito di bianco, \u00e8 l\u2019altro suo figlio Lorenzo, mentre i due giovani in piedi, l\u2019uno all\u2019estrema sinistra, l\u2019altro a destra con i capelli e la veste neri, sono i nipoti Giuliano e Lorenzo. Il mercante Gaspare Del Lama \u00e8 riconoscibile nel personaggio anziano che nel gruppo di destra guarda verso lo spettatore, e perfino lo stesso Botticelli si \u00e8 ritratto nel giovane a destra, vestito di giallo, che guarda anch\u2019esso verso di noi.<\/p>\n<p>A confronto delle coeve opere del Botticelli \u00e8 esposto qui anche il monumentale <i><b>Trittico Portinari<\/b><\/i> di <b>Hugo van der Goes<\/b>, 1476-78, giunto a Firenze nel 1483 da Bruges per essere collocato sull\u2019altare della chiesa di sant\u2019Egidio in Santa Maria Nuova. I Portinari discendevano infatti dal famoso Folco, padre della Beatrice amata da Dante, che nel 1285 aveva fondato l\u2019ospedale di Santa Maria Nuova, di cui la sua famiglia fu patrona e benefattrice per secoli. Il Committente, Tommaso Portinari, qui ritratto nei pannelli laterali con la moglie e i figli, dirigeva l\u2019agenzia del banco mediceo a Bruges nelle fiandre.<\/p>\n<h3><a name=\"mezzogiorno\"><\/a>CORRIDOIO DI MEZZOGIORNO<\/h3>\n<p>Dal 1613, opera di <b>Frans Pourbous il Giovane<\/b>, \u00e8 conservato agli Uffizi il <i><b>ritratto della regina Maria de\u2019 Medici<\/b><\/i> con l\u2019abito ornato dai gigli di Francia, collocato accanto a quello del marito <i><b>Enrico IV di Borbone<\/b><\/i> alla testata del corridoio di mezzogiorno. Figlio cadetto di Maria fu Gaston d\u2019Orl\u00e9ans, nonno materno dell\u2019Elettrice Palatina Anna Maria Luisa de\u2019 Medici e dell\u2019ultimo granduca Gian Gastone, che proprio da lui prende il nome. Le figlie di Maria, Elisabetta ed Enrichetta Maria, andarono spose rispettivamente al re di Spagna Filippo IV e al re d\u2019Inghilterra Carlo I Stuart, fatto decapitare da Cromwell.<\/p>\n<h3><a name=\"levante\"><\/a>CORRIDOIO DI LEVANTE<\/h3>\n<p>Alla fine del corridoio di levante, sulla parete destra in alto si trova il <i><b>ritratto della regina Caterina de\u2019 Medici<\/b><\/i> in abito vedovile nero, colore da lei indossato dopo la morte del marito, ucciso incidentalmente da un cavaliere inglese durante un torneo. I Francesi chiamano ancora oggi Caterina \u201c<i>reine noire<\/i>\u201d, non solo per il colore che indossava ma soprattutto in ricordo della strage degli ugonotti nella notte di San Bartolomeo, fra il 23 e il 24 luglio del 1572, e anche per l\u2019interesse per le scienze occulte praticate dal suo consigliere Nostradamus. Il quadro, opera del pittore francese <b>Jean Guignard<\/b>, si trova in Galleria dal 1590.<\/p>\n<h3><a name=\"sala35\"><\/a>SALA 35<\/h3>\n<p>La sala 35 \u00e8 dedicata al celebre capolavoro di <b>Michelangelo<\/b> noto come <a title=\"Tondo Doni di Michelangelo\" href=\"https:\/\/www.visituffizi.org\/it\/opere\/tondo-doni-di-michelangelo\/\"><i><b>Tondo Doni<\/b><\/i><\/a>. Il nome che porta testimonia che l\u2019opera non venne commissionata da casa Medici bens\u00ec dal ricco e colto mercante fiorentino Agnolo Doni, che nella sua casa in corso Tintori possedeva una collezione di capolavori antichi e moderni, fra i quali la statua bronzea di <i>Amore Atys<\/i> di Donatello (ora al Museo Nazionale del Bargello) e i ritratti proprio e della moglie Maddalena Strozzi dipinti dal giovanissimo Raffaello nel 1504 (ora alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti). Furono i coniugi Doni a incaricare Michelangelo nel 1507 di dipingere questa <i>Sacra Famiglia<\/i> in occasione della nascita della loro prima figlia Margherita. L\u2019opera \u00e8 importantissima poich\u00e9 \u00e8 l\u2019unico dipinto a tempera grassa su tavola che rimane oggi di Michelangelo, per di pi\u00f9 incastonato nella sua preziosa cornice originale, intagliata nella bottega dei Del Tasso su disegno dell\u2019artista. I Medici ottennero il Tondo obbligando gli eredi Doni a venderlo a loro.<\/p>\n<p>Nella stessa sala sono esposte altre opere che, pur essendo state commissionate da altre famiglie fiorentine, entrarono ben presto a far parte delle collezioni medicee. Si vedano ad esempio le due tavole con le <i><b>Storie di Giuseppe Ebreo<\/b><\/i> dipinte da <b>Francesco Granacci<\/b> per la camera da letto di Pierfrancesco Borgherini in occasione del suo matrimonio con Margherita Acciaioli nel 1515 e che furono acquistate da Francesco I nel 1584. Dal Casino Mediceo presso San Marco proviene invece la <i><b>Salom\u00e8<\/b><\/i> dello spagnolo <b>Alonso Berruguete<\/b>, che fu in Italia tra il 1508 e il \u201918 venendo influenzato dalle opere michelangiolesche; anche l\u2019altra sua opera qui esposta, la gaia <i><b>Madonna col Bambino<\/b><\/i>, \u00e8 documentata a Palazzo Pitti.<\/p>\n<h3><a name=\"niobe\"><\/a>SALA DELLA NIOBE<\/h3>\n<p>Nella neoclassica sala della Niobe, che dal 1781 conserva la prestigiosa serie di marmi antichi provenienti dalla Villa Medici a Roma, sono collocate le due grandi tele incompiute di<b> Pietro Paolo Rubens<\/b> con i fasti del re di Francia Enrico IV. Fu la moglie del re, Maria de\u2019 Medici, che commission\u00f2 al grande pittore olandese sia la serie di ben 21 tele (1621-25) per il palazzo del Luxembourg, ancora conservata a Parigi, sia queste due, del 1628-31, rappresentanti <i><b>Enrico IV alla battaglia di Ivry<\/b><\/i> e la sua <i><b>entrata trionfante a Parigi<\/b><\/i>, che Ferdinando II recuper\u00f2 ad Anversa. Rubens fu artista prediletto delle due sorelle Medici figlie di Francesco I: oltre che per la regina Maria lavor\u00f2 infatti anche alla corte di Mantova per la duchessa Eleonora de\u2019 Medici, sposa del duca Vincenzo Gonzaga. Per entrambe le famiglie svolse anche il ruolo di agente, facendo loro acquistare insigni capolavori per le loro collezioni, come per esempio <i>La morte della Vergine<\/i> del Caravaggio, comperata per i Gonzaga nel 1607 e ora al Louvre. A Maria de\u2019 Medici dimostr\u00f2 fedelt\u00e0 e affetto fino alla fine, aiutandola, dopo che era stata allontanata dalla Francia, durante l\u2019esilio in Olanda.<\/p>\n<p>Nella sala della Niobe \u00e8 stato recentemente ricollocato anche il grande dipinto di <b>Giusto Suttermans<\/b> con <i><b>Il giuramento del Senato fiorentino a Ferdinando II<\/b><\/i>. Al centro si vedono i senatori, tutti appartenenti alla nobilt\u00e0 fiorentina, che rendono omaggio all\u2019imberbe granduca, che si trov\u00f2 a succedere al padre Cosimo II ad appena 11 anni nel 1621. Accanto a lui stanno infatti, severe e vestite a lutto, la madre Maria Maddalena d\u2019Austria e la nonna Cristina di Lorena (nipote di Caterina dei Medici), che di fatto saranno per molti anni reggenti al posto del giovane Ferdinando. Fanno da cornice alla scena le personificazioni dell\u2019Arno e della Firenze medicea.<\/p>\n<h3><a name=\"sala45\"><\/a>SALA 45 &#8211; <em>le due opere non sono visitabile al momento, mentre la sala viene usata per mostrare altre opere<\/em><\/h3>\n<p>La sala 45 ospita un\u2019altra <i><b>Venere<\/b><\/i>, dipinta nel 1587-88 dal bolognese <b>Annibale Carracci<\/b> e acquistata dai Medici a Roma nel 1620. La rappresentazione della dea appariva all\u2019epoca troppo lasciva, perci\u00f2 le due dame sopra ricordate, Cristina di Lorena e Maria Maddalena d\u2019Austria, la fecero esporre in Tribuna coperta da una tela con soggetto moraleggiante.<\/p>\n<p>La\u00a0<i><b>Madonna Medici<\/b><\/i>\u00a0di\u00a0<b>Luca Signorelli<\/b>\u00a0esposta qua fu dipinta del 1490. Anche qui abbiamo la testimonianza del Vasari che la dice donata insieme alla\u00a0<i>Educazione di Pan<\/i>\u00a0(distrutta a Berlino durante la seconda guerra mondiale) a Lorenzo il Magnifico dal pittore. Conservata nella villa medicea di Castello pass\u00f2 agli Uffizi nel 1779.Arrivati in fondo al corridoio suggeriamo una sosta al caff\u00e8, comprendente anche una foto ricordo sulla bellissima terrazza sovrastante la Loggia dei Lanzi.<\/p>\n<h2>Si prosegue al primo piano&#8230;<\/h2>\n<h3><a name=\"sala46\"><\/a>SALE 46-55 \u2013 LE SALE BLU<\/h3>\n<p>L\u2019itinerario prosegue al primo piano nelle sale blu, dalla 46 alla 55, dedicate nel 2011 agli artisti stranieri del \u2018600 e \u2018700. La maggior parte dei quadri, spesso di piccolo formato, sono opera di pittori olandesi e fiamminghi, che erano molto apprezzati dai Medici. Molte di queste opere vennero acquistate da Cosimo III durante il suo viaggio nelle Province Unite (odierna Olanda) nel 1668-69 ed erano opera dei cos\u00ec detti \u201c<b>pittori dal pennello fine<\/b>\u201d, data la precisione quasi da miniatura dei particolari delle scene, su tavola. Altre opere vennero portate a Firenze da Anna Maria Luisa de\u2019 Medici Elettrice Palatina dalla Corte di Dusseldorf, quando rientr\u00f2 in Toscana dopo la morte del marito Giovanni Guglielmo von Pfalz-Neuburg Wittelsbach nel 1717. Mentre i pittori olandesi dipingevano nature morte, scene d\u2019interni o soggetti di genere, dato che la loro religione del cristianesimo riformato non ammetteva la rappresentazione delle scene sacre, le opere dei fiamminghi della collezione di Anna Maria Luisa, molto devota, sono soggetti religiosi.<\/p>\n<h3><a name=\"sala56\"><\/a>SALA 56 \u2013 SI ARRIVA ALLE SALE ROSSE<\/h3>\n<p>Lasciate le sale blu si riprende l\u2019itinerario nelle sale rosse, dove la 56 \u00e8 dedicata alla scultura ellenistica, con opere provenienti dalle collezioni di Villa Medici a Roma, e le seguenti alla pittura fiorentina del Cinquecento. In questa sezione sono esposti molti ritratti, spesso di alta qualit\u00e0, che tramandano la memoria delle fattezze di molti membri della famiglia Medici.<\/p>\n<h3><a name=\"sala61\"><\/a>SALA 61<\/h3>\n<p>Nella sala 61 si trova il <i><b>Ritratto postumo di Cosimo il Vecchio<\/b><\/i>, recante l\u2019emblema del broncone, cio\u00e8 del tronco tagliato di alloro da cui germoglia un nuovo ramo, alludente al nuovo Cosimo che dona nuovo vigore alla famiglia dopo l\u2019estinzione dei discendenti del primo. Il dipinto \u00e8 di <b>Jacopo Carucci <\/b>detto<b> Il Pontormo<\/b>, pittore molto attivo per la famiglia granducale. Nella stessa sala si trova il <i><b>Ritratto di Maria Salviati<\/b><\/i>, la madre di Cosimo I, sposa di Giovanni dalle Bande Nere.<\/p>\n<h3><a name=\"sala64\"><\/a>SALA 64<\/h3>\n<p>Nella sala 64 emergono i <i><b>Ritratti di Bartolomeo Panciatichi e della moglie Lucrezia<\/b><\/i> del <b>Bronzino<\/b> (1541-45). Accusati di aver aderito alla riforma protestante e sottoposti a processo dal tribunale dell\u2019Inquisizione nel 1552, poterono evitare il carcere per intercessione di Cosimo I.\u00a0Al centro della sala si trova il\u00a0<i><b>Doppio ritratto del Nano Morgante<\/b><\/i>, dipinto dal Bronzino frontalmente su un lato e di dietro sull\u2019altro (ante 1553). La curiosa opera fu dipinta per la corte di Cosimo I, dove Morgante era un buffone.<\/p>\n<h3><a name=\"sala65\"><\/a>SALA 65<\/h3>\n<p>La sala 65 offre una serie strepitosa di ritratti medicei del <b>Bronzino<\/b>. Il primo, al centro, \u00e8 quello di <i><b>Eleonora di Toledo<\/b><\/i>, ritratta col figlioletto Giovanni durante un soggiorno estivo alla Villa Medicea di Poggio a Caiano, con sullo sfondo il paesaggio al lume della luna. La duchessa Eleonora spos\u00f2 Cosimo I a 17 anni, essendo stata preferita alla sorella maggiore. Fu un matrimonio importante poich\u00e9 essa era figlia del vicer\u00e9 di Napoli, don Pedro di Toledo, e la sua unione con Il Medici costituiva la legittimazione del potere nelle mani del giovane duca. Assicur\u00f2 la discendenza dando a Cosimo ben otto figli. Il piccolo Giovanni che qui sta con lei, intelligente e colto, destinato alla carriera cardinalizia, mor\u00ec per una epidemia di febbri nel 1662, a 19 anni, pochi giorni prima della madre, allora appena quarantenne.<\/p>\n<p>Affiancano il ritratto della bionda Eleonora quelli del marito, il duca <i><b>Cosimo I<\/b><\/i>, in armatura, e quelli di alcuni figli: la primogenita e bellissima<i><b> Maria<\/b><\/i>, promessa sposa ad Alfonso d\u2019Este ma morta a soli 17 anni, e <i><b>Francesco<\/b><\/i>, qui giovinetto di 10 anni, ritratti dal Bronzino durante la permanenza a Pisa nel 1551, e poi <i><b>Bia<\/b><\/i>, figlia naturale di Cosimo I, e <i><b>Giovanni bambino<\/b><\/i>, con in mano un uccellino, appartenenti ad una serie dipinta dal Bronzino nel 1545.<\/p>\n<h3><a name=\"sala66\"><\/a>SALA 66<\/h3>\n<p>La sala 66 \u00e8 dedicata alle opere di <b>Raffaello<\/b>, che a Firenze trascorse un periodo di studio dal 1504 al 1508, anni in cui era stato instaurato il governo repubblicano e i Medici erano stati cacciati.<\/p>\n<p>Dall&#8217;eredit\u00e0 di Urbino proviene il <i><b>Ritratto del papa Giulio II<\/b><\/i>, al secolo Giuliano della Rovere, che nei dieci anni del suo pontificato riusc\u00ec a riunificare i possedimenti dello Stato della Chiesa sconfiggendo Cesare Borgia e cacciando i francesi dalla penisola italiana. Proprio nell\u2019ambito della guerra della Lega Santa capeggiata da Giulio II contro la Francia, il cardinale Giovanni de\u2019 Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, riusc\u00ec, nel 1512, a riottenere il governo di Firenze per la propria famiglia e, l\u2019anno seguente, alla morte di papa Giulio, venne eletto pontefice. E\u2019 qui infatti esposto il <i><b>Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de\u2019 Medici e Luigi de\u2019 Rossi<\/b><\/i> che Raffaello dipinse nel 1518 a Roma per essere inviato a Firenze. L\u2019opera fu collocata nel Palazzo Medici di Via Larga in occasione delle nozze del nipote del papa, Lorenzo duca di Urbino, con Maddalena del la Tour d\u2019Auvergne, dai quali nacque nel 1519 Caterina, rimasta orfana appena venuta al mondo. Fa un certo effetto considerare che questo magnifico dipinto, descritto minuziosamente da Giorgio Vasari che ne ammirava la mirabile resa dei particolari che sembrano veri, fu eseguito da Raffaello trentacinquenne solo due anni prima della morte. Il papa Medici \u00e8 raffigurato con un prezioso libro miniato: fu lui che, alla cacciata dei Medici da Firenze nel 1494, riusc\u00ec a mettere in salvo la biblioteca del nonno Cosimo e del padre Lorenzo, e che in seguito commission\u00f2 a Michelangelo la costruzione della Biblioteca Laurenziana presso il convento di San Lorenzo. Michelangelo, che da ragazzo aveva vissuto in palazzo Medici sotto la protezione di Lorenzo il Magnifico insieme ai suoi figli, era coetaneo di Leone X, che negli anni del suo pontificato fece di Roma la nuova culla del Rinascimento dopo Firenze. Il particolare della palla che orna la spalliera della sedia, in cui si riflettono la finestra, le spalle del papa e l\u2019intera stanza, non \u00e8 solo un motivo ornamentale ma anche un elemento araldico che allude all\u2019arme medicea, cos\u00ec come le ghiande della sedia del papa Giulio II alludono alla rovere (la quercia) da cui deriva il suo cognome. Leone X \u00e8 il papa che provoc\u00f2 la protesta di Martin Lutero nel 1517 e il suo cugino Giulio, qui ritratto ancora come cardinale, sar\u00e0 il papa Clemente VII che provocher\u00e0 lo scisma della chiesa anglicana quando si rifiuter\u00e0 di concedere al re d\u2019Inghilterra Enrico VIII il divorzio da Caterina d\u2019Aragona.<\/p>\n<h3><a name=\"sala71\"><\/a>SALA 71<\/h3>\n<p>Nella sala 71 \u00e8 esposta la celebre\u00a0<i><b>Madonna adorante il Bambino<\/b><\/i>\u00a0del\u00a0<b>Correggio<\/b>\u00a0del 1518-20. L\u2019opera venne dotata di una bella cornice barocca e collocata nella Tribuna degli Uffizi nel 1617, quando pervenne a Firenze come dono del duca di Mantova Ferdinando Gonzaga al granduca Cosimo II. I due personaggi erano cugini di secondo grado poich\u00e9 il Gonzaga era figlio di Eleonora di Francesco I de\u2019 Medici e dunque sorella della regina Maria di Francia.<\/p>\n<h3><a name=\"sala83\"><\/a>SALA 83<\/h3>\n<p>La sala 83 ospita\u00a0le opere di Tiziano, pervenute ai Medici con l\u2019eredit\u00e0 di Urbino, tramite il matrimonio di Ferdinando II con Vittoria della Rovere, ultima discendente della famiglia. L\u2019unione tra i due, che erano cugini di primo grado essendo il padre di lui, Cosimo II, fratello della madre di lei, Claudia de\u2019 Medici, venne combinata dalle famiglie quando Ferdinando aveva tredici anni e Vittoria appena un anno. L\u2019opera pi\u00f9 celebre \u00e8 infatti la cos\u00ec detta\u00a0<a title=\"Venere di Urbino di Tiziano\" href=\"https:\/\/www.visituffizi.org\/it\/opere\/venere-di-urbino-di-tiziano\/\"><i><b>Venere di Urbino<\/b><\/i><\/a>, dipinta da\u00a0<b>Tiziano<\/b>\u00a0per Guidubaldo II Della Rovere nel 1538.<\/p>\n<p>I due ritratti che si vedono ai lati, pure di Tiziano e risalenti al 1536-37, sono le effigi dei genitori di Guidubaldo,\u00a0<i><b>Francesco Maria della Rovere<\/b><\/i>\u00a0e sua moglie\u00a0<i><b>Eleonora Gonzaga<\/b><\/i>.<\/p>\n<h3><a name=\"sala90\"><\/a>SALA 90<\/h3>\n<p>Fra le opere del <b>Caravaggio<\/b> esposte nella sala 90 due furono donate a Ferdinando I de\u2019 Medici dal cardinal Francesco Maria del Monte, ambasciatore del granduca di Toscana a Roma, che abitava in Palazzo Madama, propriet\u00e0 medicea: lo <i><b>Scudo con la testa di Medusa<\/b><\/i> e il <i><b>Bacco<\/b><\/i>. Delle due opere non risultano copie o riproduzioni in incisione fino al 1819, segno che erano gelosamente conservate negli appartamenti privati granducali. Lo scudo di Medusa si trovava nell\u2019Armeria granducale, abbinato all\u2019armatura donata a Ferdinando I nel 1601 dal sovrano di Persia Abbas il Grande. Ferdinando I aveva dovuto abbandonare la carriera ecclesiastica nel 1587 alla morte del fratello Francesco I, che aveva lasciato solo figlie femmine, alle quali non era concessa la successione, e si era sposato con Cristina di Lorena, nipote di Caterina de\u2019 Medici, che dalla nonna aveva ereditato le famosissime e preziose collane di perle.<\/p>\n<p>Se siete arrivati in fondo a questo itinerario: BRAVI! E buona visita agli Uffizi!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un itinerario bellissimo alla scoperta della storia della famiglia Medici attraverso le opere degli Uffizi.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":989,"parent":985,"menu_order":2,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"class_list":["post-987","page","type-page","status-publish","has-post-thumbnail","hentry"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La Storia dei Medici: Un Itinerario Mediceo per Visitare gli Uffizi<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Un bellissimo ed interessante itinerario per scoprire la storia della famiglia Medici attraverso le opere d&#039;arte da loro commissionate e collezionate nei secoli.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, 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